IL VOLTO…SEGNI DI DISAGIO PSICHICO

Il viso con gli occhi, in particolare, è il centro dell’IO, della coscienza; è la parte più elevata del corpo, la regione che normalmente viene prima di tutto guardata perché comunica più delle parole e non mente mai.

Le esperienze che vive una persona, ciò che pensa e vive, le sue sensazioni, il dolore, la sofferenza, le emozioni impattano proprio sul viso; soprattutto, poi, i pensieri distruttivi esercitano un lavoro di scavo quotidiano che lascia segni visibili.

Lo stress, da cui si originano disturbi fisici e nervosi è la risposta del nostro organismo a stimoli esterni che ci spaventano, deludono, angosciano o che comunque vengono vissuti come negativi. Il corpo riflette sempre lo stato interiore dell’individuo e un buon osservatore coglie lo stress nervoso impresso sul volto. Dissimulare gli stati d’animo che si provano è molto difficile. Infatti il pensiero può camuffare, ma il corpo non mente mai; in volto, la voce, lo sguardo, l’espressione e la mimica comunicano in modo inconfutabile e molto più delle parole. In caso di dissonanza tra linguaggio del corpo e verbale dobbiamo, pertanto, tenere per valido quello del corpo!

A. Lowen parlando di bioenergetica, riconosce che l’organismo  funziona come un  Tutto Unico; ogni disturbo coinvolge tutta la persona e non esiste un dolore solo fisico o solo mentale. Se un soggetto è ansioso, ad esempio, ne risentono ugualmente mente e corpo; un trauma fisico coinvolge la psiche così come un trauma psichico coinvolge il fisico.

Uno stato di stress si manifesta attraverso uno sguardo spento; la fatica nervosa si vede nella perdita di lucentezza dell’occhio e lo sguardo spento è proprio l’emblema dell’astenia nervosa. E’ visibile anche in bimbi disadattati o con problemi affettivi. Ad esempio gli occhi spenti nei ritratti di Modigliani richiamano questa fuga e questa proiezione nel mondo interiore.

L. Corman, fondatore della Morfopsicologia, notava nei soggetti colpiti da ansia depressiva periodica una modificazione dello sguardo: uno degli occhi deviava verso l’esterno rompendo il normale parallelismo degli assi ottici, quando si fissa un oggetto, in modo diverso da un occhio strabico definito congenito. Quando la persona sta meglio l’occhio riprende la sua corretta direzione.

Nei ritratti di Kafka l’occhio storto rivela una predisposizione allo stato depressivo o all’ipersensibilità nervosa.

Le rughe sulla fronte, invece, se non sono armoniose rivelano un lavorio mentale eccessivo, preoccupazione e un continuo rimuginare.

Alla bocca, se gli angoli cadono in giù, le cosiddette “pieghe dell’amarezza” significa che sono presenti frustrazioni affettive.

Se è presente una rimozione della vita sentimentale, si osserva un appiattimento affettivo; se ci sono rughe in mezzo alle guance sono indice di grosse scosse emotive e tanta sofferenza.

Inoltre, i colpi subiti da una vita affettiva molto infelice, possono agire in modo destrutturante sia a livello di personalità che riflettersi sul volto in una accentuata disimmetria somatica.